Per esempio nei piccoli oggetti, quando ti serve un paraspifferi alla porta e sei costretto a scegliere tra un “pelouche”o una striscia adesiva di plastica marrone o bianca; oppure quando ti serve una presa di corrente da mettere al muro e dovrai adattarti alla classica cassettina grigia e con il coperchio gommato.
Ma anche nei grandi oggetti, quando hai bisogno di una scrivania e trovi le classiche integrate alla cameretta dei ragazzi, oppure quelle all’inglese, nuove o vecchie che siano, di massello o impiallacciate, sono quelle…belle, ma sono quelle.
Poi c’è uno spazio interpretativo ulteriore con il quale guardare gli oggetti d’arredo e non solo, nel quale ricercare alternative non solamente estetiche ma di contenuto.
E’ proprio in questo nuovo spazio che Studio Ottocento entra in gioco realizzando prototipi e “numeri unici” dove la progettazione e l’arredamento tradizionale non intervengono.
Allora diventa possibile entrare in un teatro anziché in una mansarda, custodire i propri tesori in arredi insospettabili, far suonare un piano in miniatura, aprire una finestra per guardare la t.v.
Tutto questo perché lo spazio è bugiardo, ci costringe ad adattarsi a lui, ma in realtà può rivelare infinite possibilità.
Studio Ottocento si ispira a “Le avventure del Barone di Munchausen” , a “Ventimila leghe sotto i mari” e a tutti quei mondi in cui reale e surreale si mescolano, in cui c’è qualcuno che sta sicuramente girando grandi manopole , schiacciando pulsanti luminosi e attivando ruote di ferro per far funzionare un meraviglioso marchingegno.